THE CLOUD PROJECT

ARCHIVIO DIGITALE SPERIMENTALE

PROGETTO IN COSTRUZIONE versione beta

Il tema dell’archiviazione digitale e uno dei temi emergenti dell’arte contemporanea. Opere che provengono da fonti diverse, siano esse materiali o immateriali, vengono smaterializzate per diventare consultabili e disponibili negli archivi di tutto il mondo utilizzando la rete.

In ambito new media il concetto di immaterialità e la relativa sparizione degli oggetti consegnano alla visione via schermo un nuovo principio di realtà. La realtà della visione svincolata dalla fisicità. Il cloud project ha come obiettivo l’approfondimento di questo nuovo concetto di visione e parallelamente di come rendere disponibile al pubblico una possibilità di studio, di ricerca e di approfondimento storico sul digitale.

Come fare? Che protocolli usare? Quali sono le tecniche migliori di acquisizione.  Durante un’ incontro aperto al pubblico tenteremo di investigare questi argomenti per comprendere quale sia il modo migliore di rendere disponibile qualcosa che per i più vari motivi NON HA PIU’ UN ORIGINALE, o perché era un oggetto fisico (pittura, scultura o performance) che oramai non esiste più, ma magari è presente in una foto o in un video, o perché è una immagine elettronica non esportabile da vecchie fonti.

Per ricordare il lavoro di Gianfranco Pagliaro, spirito innovatore della computer grafica degli esordi, è sembrato naturale creare un archivio digitale in grado di fare da ponte fra generazioni. Attraverso questo lavoro sarà implicito raccontare la storia degli anni ’80, durante i quali computer grafica, moda, design, cinema, video arte e musica si fondevano e si influenzavano in ibridazioni continue. La storia di un periodo ma anche la storia di una personalità anticipatrice che aveva sperimentato in modo profetico le nuove tecnologie ed i suoi linguaggi. L’ archivio vuole aprire un varco e rappresentare l’inizio di un progetto regionale o europeo dedicato all’arte contemporanea.

Il 13 settembre, verrà presentato al pubblico THE CLOUD PROJECT, una anticipazione in versione beta che presenterà, a scopo promozionale, circa 10 opere indicizzare a livello professionale con titoli, tag e categorie necessarie a ricerche approfondite.

THE CLOUD PROJECT si propone di digitalizzare l’intero lavoro artistico di Pagliaro –  l’archivio ospiterà più di 400 opere divise in 4 aree tematiche: immagini elettroniche, disegni, grafiche e moda e uno spazio per i ricordi personali con testi, foto e video realizzate in circa 10 anni di lavoro – a cui sta lavorando lo studio Azimut di Massimo Gardone.

Un archivio che, negli obiettivi del più ampio progetto CASINA DI LUCE ha l’ambizione di aprirsi progressivamente agli artisti contemporanei, italiani e stranieri con nuovi standard.

Abbiamo quindi creato un progetto pubblico in grado di bilanciare la necessità di ricordarlo alla possibilità di farlo lavorando nel futuro. La formula migliore da utilizzare per un autore del contemporaneo, visionario dell’elettronica e della grafica digitale, amante del computer e anticipatore del tempo era fare in modo che abitasse la rete che NON aveva potuto conoscere.

Fermo restando che i progetti LA CASINA DI LUCE e THE CLOUD PROJECT VOGLIONO CREARE UN’OCCASIONE PER TUTTI , per il pubblico amante della cultura, per le scuole che possono usare l’alternanza scuola lavoro lavorando sugli archivi, per gli artisti che si occupano di innovazione, per gli studiosi, per i curatori e non solo anche per gli appassionati d’ arte digitale e contemporanea. 

Per Pagliaro concetti quali interdisciplinarietà, ibridazione e sistemi multimediali erano vissuti e sperimentati fino in fondo anche grazie al teatro Miela che potrebbe utilizzare questa occasione per spiegare e rilanciare le scelte operate sul contemporaneo e l’interattività.

Il sogno di Pagliaro era il sogno del digitale che cullava da vero artigiano realizzando opere immaginifiche – pixel su pixel  – lavorando a livello puntiforme spesso con delle stampe su trasparente appiccicate allo schermo. Erano gli albori di un lavoro digitale certosino, una semplicità formale che si esprimeva nei palette di solo 16 colori, nella bassa definizione e nella limitatezza delle funzioni disponibili che aumentavano le creatività, il problem solving e la pazienza  nel modellare la macchina (come qualsiasi altro utensile) al volere umano.